Gli occhi come il fondo di sherry...

La leggenda narra, che molto tempo fa, quando ancora non esisteva internet, e il telefono si usava solo per le emergenze, per riuscire a tenersi in contatto con amici e parenti lontani, ci si dovesse armare di santa pazienza e scrivere su della carta recuperata all'uopo, usando l'estremità dell'arto e un curioso bastoncino ripieno di inchiostro, nipote a quanto pare di una penna d'oca. Pare anche, che esistesse comunque la possibilità di fare conoscenze virtuali e che a volte prendevano il nome di "pen friend", e pare che potesse capitare l'occasione di dover supplire alla mancanza di una webcam, descrivendosi. Sì, avete capito bene. Dare una rappresentazione di se stessi, più o meno fedele, per permettere che l'interlocutore si potesse fare un'idea più o meno precisa del suo corrispondente. Si dice, che questa storia del descriversi e dei pen friend, avesse precedenti immemorabili, e che a volte, potessero uscirne cose deliziose e ritratti immaginifici.



[Stralcio di una lettera di Emily Dickinson al Reverendo Thomas Higginson, suo confidente e curatore (con altri) della sua opera postuma.]

La solitudine è un'attitudine

Cinque minuti a piedi da casa mia e siamo già fuori città. La cosa bella di Nuoro, è che da qualunque punto la guardi, è abbarbicata così tanto alla sua provincialità, che è azzardato anche solo pensare di poter fare brutti incontri se giri da sola. Specialmente se ti armi di cuffie giganti e assumi una faccia accigliata (a me riesce bene). Io e Bruni abbiamo colto l'occasione di sdraiarci su un prato dopo l'ultima casa, per guardare le stelle. Lei libera dal guinzaglio e dall'afa, io momentaneamente affrancata da una vertigine di pensieri ossessivi. Quando abbiamo visto fare capolino dalle nuvole la costellazione di Cassiopea, ci siamo concesse il lusso di sentirci fortunate, pensando a quanti pochi New Yorkesi possono vantarsi, in mezzo a quel coacervo di anime e di luci, di aver visto coi loro occhi la Via Lattea. Chi ci ha visto tornare a casa, avrà notato che camminavamo al ritmo di una ballata inglese.