Evoluzione della fuga




Il libro racconta che c’è questo tale, Cristopher McCandless che una volta laureatosi, prende zaino e voglia di vivere e si inoltra nella selvaggia natura in cerca di libertà e se del caso, di se stesso.

Ah no, scusate, quello è il protagonista di Into the wild ( o Terre estreme per i lettori più avanti di me, che superficialona, ho visto solo il film). Il parallelismo però c’è. Anche nel libro di Williams c’è un eroe solitario che tenta una via di fuga dall’ordinary world. Tutt’e due, ansiosi  di dare forma alla propria vita, scelgono di iniziare il loro percorso convivendo con ciò che c’è di più vitale: la natura. Unica differenza: il salto temporale di due secoli.

La drammaticità dell’avventura di Chris che si svolge negli anni novanta, quando l’uomo era già abituato ai comfort  di una vita votata al progresso tecnologico, e quindi l’impatto con un’esistenza selvaggia risulta notevolmente più crudele, non toglie nulla alle difficoltà affrontate da Andrews  nel viaggio che lo porterà all’epica battuta di caccia ai bisonti in un Far West di tardo Ottocento. Anzi, visti i tempi, c’è da rimanerne stupefatti proprio in considerazione del fatto che la durezza di vivere allora si vestiva di normalità, e le imprese che anche per i contemporanei risultavano eroiche, ai nostri occhi super civilizzati, ora appaiono monumentali.  Forse è solo per questa abitudine allo stoicismo, dettato dal rigido e spartano modus vivendi di allora, che la storia di Chris e di Andrews divergono nel finale. Ma la maturità interiore che raggiungono è la stessa. E va di pari passo con la presa di coscienza che se un Dio c’è, forse è nascosto nel territorio che ci ospita. Benevola e provvidente, Madre Natura ti offre il necessario a patto di rispettare le sue regole, ma diventa implacabile se non segui il suo ritmo. Il giro di boa sta nell’accettazione, che purtroppo non arriva mai serenamente, ma quasi sempre dopo aver fiaccato il fisico e lo spirito.

Inutile dire che c’è dell’altro in questo libro, e non si riduce allo stile con cui viene raccontata la storia, ma alla fotografia. No, non mi sto confondendo, parlo proprio di fotografia. La finezza dei dettagli, gli zoom tridimensionali che Williams riesce a creare sui gesti quotidiani di uomini rudi, che acquistano fascino proprio nella semplicità di certi sguardi obliqui e di certi silenzi, è quasi commovente. E a seconda dell’inquadratura possiamo anche noi registrare con la coda dell’occhio il pathos di un bufalo che scarta di lato e cade, e la luminosità del verde brillante della prateria, che dimostra in maniera lampante l’esistenza di Dio. I campi lunghi di John Ford, il sano egoismo venale di Sergio Leone, la luce crepuscolare negli occhi di Clint Eastwood, la violenza e le illusioni infrante di Peckinpah, la terra arida di Monte Hellman,  le geometrie essenziali dei paesi desolati di Boetticher, c’è tutto qua dentro.  Ed è poesia per gli occhi.

Naturalmente poi, come anticipa la fine del libro, è arrivata la ferrovia. È pur vero che la storia forma l’uomo, e l’uomo il romanzo, ma sta di fatto che quel mostro sferragliante ha simbolicamente modificato il nostro modo di evolverci nell’animo. Per trovare noi stessi o qualcosa, si è passati attraverso gli scansafatiche sbevazzoni della Beat Generation di On the Road, e si è arrivati all’ascetismo seducente di Cristopher McCandless. Adesso ci siamo noi: fragili come touch screen, allarghiamo le pupille quando vediamo una gallina viva, troppo deboli e tecnologici per rifiutarci di consegnare al passato un certo stile di vita. E così ci si rassegna a guardare dalla finestra del nostro loft super accessoriato e indicare il paesaggio circostante sospirando: “Sa signora, qui una volta era tutta campagna.. Ah, però Domenica, niente scuse eh, alle undici tutti in piazza, che andiamo in agriturismo.”

2 commenti:

  1. Libro già infilato nella sacca dei desideri dopo aver letto “Stoner”. Sicché, non mi resta che procurarmelo. Saluti selvaggi.

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  2. Valigetta hai fatto bene. Williams è bravissimo, e adesso credo proprio che avrò voglia di leggere anche Augustus. :)

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