Parole filmate #1

Dovreste sempre preoccuparvi quando faccio seguire al titolo di un post, un numero. Perché quasi sicuramente ho intenzione di scriverne altri sullo stesso tema.

Tra le mie grandi passioni, subito dopo la lettura, c'è il cinema, a pari merito con la fotografia.Ma il punto per ora è un altro: voi non  potete neanche immaginare, la quantità di autori letterari che ho conosciuto grazie ai film. E non sto parlando di adattamenti cinematografici di romanzi, perché quelli se vogliamo sono una categoria a rischio, data la quantità di pellicole non assolutamente all'altezza del libro; sto parlando invece di vere e proprie citazioni letterarie. 

Momenti di pura magia, dove accadono cose che nella realtà non accadono mai. Non so se ci avete mai provato, ma citare gli scrittori, i poeti, o qualsiasi fonte autorevole è una cosa diabolicamente difficile. Si può fare solo se siete certi di avere un pubblico allenato e sensibile. Ad esempio: mettete che io vada al bar con gli amici e uno mi chieda, Noce domani che programmi hai? Ecco, io non è che posso rispondere, chi vuol esser lieto sia.. di doman non v'è certezza, perché al "sia" qualcuno sarà già scoppiato a ridere, altri mi staranno già prendendo per i fondelli, e il più conciliante alla meno peggio starà facendo spallucce al barista come a dire, scusatela, è così dalla nascita. Di sicuro, sarà molto difficile che venga presa sul serio. Queste cose possono funzionare solo se si ha l'abitudine di farle fin da piccoli. Ad esempio, io ho un amico, che si chiama Matteo, che quando eravamo piccoli e si giocava al mare insieme, tu gli potevi fare qualsiasi domanda che lui ti rispondeva citando le sigle dei cartoni animati. Poi ci siamo persi di vista perché lui è andato a vivere in Liguria, però ogni tanto ci si incrocia quando torna a casa per le feste comandate, e io sono sempre contenta di vederlo, perché imparo un sacco di citazioni nuove, anche se alla fine ne riconosco una su dieci (e poi non sono neanche sicura siano tutte citazioni, talmente l'impostazione Matteiana è convincente).

Nei film la questione è diversa. Manuel De Oliveira a tal proposito disse: Allo stesso modo in cui si può filmare un paesaggio, si può filmare un testo. Certo, soprattutto perché il regista è il capo, e del suo film fa quello che vuole senza interferenze critiche dal nasino arricciato. Quindi sullo schermo, le prese per il culo non esistono. Chiunque citi un libro, una poesia, un passo di Dante, un versetto della Bibbia, una Sura del Corano, o una frase di De Luca, viene sempre deferentemente ascoltato. Non di rado, il sensibile ascoltatore, si ricorderà tutto il passo a memoria e qualche tempo dopo, che sia un giorno, un mese, un decennio, se lo ripeterà tra sé e sé con gli occhietti umidi.

Perciò questa nuova rubrichetta, prende le mosse principalmente da un'unica considerazione: che cinema e letteratura spesso e volentieri creano percorsi di confine, e questo indubbiamente dipende dal fatto che siano entrambi degli ambiti espressivi, veicoli di informazioni il cui significato acquisisce una piccola o grande importanza a seconda della ricettività di chi legge o di chi guarda.

Quindi il triangolo sì: io, voi e la Cinetteratura. Apriamo le danze.



Quest'ometto qui, dallo sguardo perso come del resto tutti coloro che venivano fotografati nei primi decenni del Novecento si chiamava Louis Aragon.

Oltre che scrittore, fu un dadaista, surrealista, comunista e altre cose che finiscono con -sta.
Ma andiamo per ordine: è nato nel 1897 a Parigi. Ma già a 22 anni, insieme a due amici, Breton e Soupault fonda una rivista, Littérature, che accoglie a braccia aperte tutti i surrealisti del tempo, Mirò, Dalì, Buñuel ecc. Ora, voi non so che concezione abbiate del termine "rivista", ma ci si può immaginare una cosa simile a un mensile o settimanale dei nostri tempi, che si occupi di un settore ben definito, tentando di approfondirlo attraverso articoli più o meno esaurienti. Littérature era diversa: era concepita in modo che ci fosse una reale interazione col pubblico lettore. In ogni numero veniva fatta una domanda, e di seguito venivano pubblicate le risposte dei surrealisti. Il risultato era una panoramica del pensiero surrealista su un dato tema, senza perdere l'identità della risposta individuale. Contemporaneamente, grazie a una domanda sola, la rivista si ergeva a manifesto di un preciso movimento culturale. È più difficile spiegarvelo che farvelo vedere. Perciò vi metto direttamente il link; leggete ad esempio le risposte date alla prima domanda, Perché scrivete? Alcune sono così banalotte che avrei potuto scriverle io, altre invece sono brillanti e ironiche (una per tutte, quella di Gide). E qui chiudo la parentesi della rivista.

L'intento dei "tre moschettieri" (Aragon, Breton e Soupault) era quello di liberare la parola dalle convenzioni e sottrarla al controllo razionale, processo suscettibile di essere esteso anche a tutte le altre arti. Ma il sodalizio tra i tre amici, non poteva non risentire dei profondi mutamenti storici del periodo. E infatti di lì a poco,  il comunismo entra nelle loro vite. All'inizio, li trova tutti e tre entusiasti; presto però Breton e Soupault incominciano a prenderne le distanze, certi del fatto che il surrealismo dovesse essere sì, al servizio di una rivoluzione, ma non di un solo partito. Aragon invece ne rimane affascinato così tanto, che l'effetto su di lui è quasi controproducente. Invece di mettere in discussione il partito, mette in discussione se stesso e la sua utilità per la causa; ed entra in crisi. Tanto in crisi che nel 1928 tenta il suicidio. Lo salva naturalmente una storia d'amore. In quello stesso anno infatti, conosce Elsa Triolet, anch'essa scrittrice,  in un bar, La Coupole, a Montparnasse.


La Coupole at 102, Boulevard Montparnasse, Paris

L'incontro è talmente fondamentale che tutte le opere che scrive dall'anno in cui la conosce in poi, andranno viste e interpretate alla luce del perenne binomio Elsa e Partito Comunista, i suoi due grandi amori. Mentre Elsa rimane il punto di riferimento vitale fino alla propria morte, non si può dire lo stesso del partito, che  negli anni  gli regala numerose delusioni e amarezze. Dopo la morte di Elsa, nel 1970, Louis si chiude definitivamente in se stesso, e pur rimanendo fedele al partito, si abbandona all'amarezza e all'autocritica. La disillusione diventa così imperante dopo la scomparsa della moglie che tra i suoi ultimi scritti c'è un passo, che ne testimonia l'angoscia in modo inequivocabile. 

Cercate di capirmi: scrivo sempre con disperazione la parola ottimismo.. Pertanto ho cercato di pensare che ero ottimista, mi sono sforzato di crederlo. Ho sacrificato tutta la vita per esigerlo. Per gli altri. Troppo a lungo ho mantenuto questo atteggiamento. Perdonatemi.
Muore nel 1982.

La cose che rimangono della sua vita sono tante: l'amore incondizionato per Elsa, l'adesione a volte ottusa e fanatica al Partito Comunista, e i suoi innumerevoli scritti, raccolte di poesie, romanzi, saggi, racconti. Tra le prime, oltre le poesie dedicate alla consorte, come Gli occhi d'Elsa che venne persino musicata,  vi consiglio di leggere Poesie surrealiste e dada: Falò. Ci troverete ad esempio questa..



Tra i romanzi invece, dovreste proprio leggere Le con d'Irene, che Aragon non volle riconoscere come sua, ma che pare non vi sia dubbio, sia una sua creatura, come anche pare abbastanza verosimile, rappresenti l'autobiografia della sua relazione con Nancy Cunard, un amore precedente a quello per Elsa. (piccola postilla frivola e gossippara: Nancy, non mi pare fosse esattamente una gnocca, ma data la quantità di amanti illustri, immagino fosse parecchio carismatica, come del resto si evince dall'insana passione per i braccialetti , giusto un pelino vistosi ). Le con d'Irene passa per un libro erotico, e in effetti nelle prime pagine abbondano gli organi genitali e gli epiteti poco cortesi, ma ci sono anche pagine che valgono l'equivoco, e che mostrano come l'erotismo sia un pretesto  dietro il quale vi è un messaggio molto più articolato. Pagine come queste, che per praticità vi ho messo qui, per non asfissiarvi con un post chilometrico e che magari avete smesso di leggere trenta righe fa.

Ma  tornando al merito del post, per chi non fosse ancora morto di noia, com'è che quindi ho conosciuto Louis?

Grazie a questo film.

[L'uomo del treno] Patrice Leconte, 2002



È un film di Leconte, che detto tra noi, non viene troppo calcolato dai critici cinematografici, e invece a parer mio è dotato di una capacità di intrattenere il pubblico con leggerezza, pur introducendo temi che non sono poi così cretini. Dei suoi, questo è uno dei film che preferisco, insieme a La ragazza sul ponte e a Tandem. Oddio, ne ha fatto anche altri che si possono tranquillamente dimenticare senza rimpianti, ma ogni tanto riesce a sorprendere, e senza l'aiuto di effetti speciali.

Per farla breve, il film è l'esplicazione cinematografica di un famoso detto popolare: L'erba del vicino è sempre la più verde.

Il caso fa incontrare due persone completamente diverse. Uno è un tranquillo professore di letteratura francese, l'altro un ladro che vive di espedienti. Mentre il primo sogna di essere come il secondo e sfondare la cortina di monotonia che avvolge la sua esistenza, il secondo sogna di essere il primo per godere finalmente di una serenità esistenziale mai provata. In un certo senso ci riusciranno, ma non prima di essersi arricchiti di una lezione che solo vicendevolmente si sarebbero potuti dare.

E tra le scene memorabili di questo film, ecco la citazione che mi fece conoscere Aragon.... finalmente!



E poi, insomma, l'avete riconosciuto il tenebroso e disincantato ladro che non si ricorda la poesia? È Johnny Hallyday!!









10 commenti:

  1. Complimenti di cuore, cara Noce Moscata!
    Da ieri sera sto ... sfogliando il tuo blog e lo trovo superlativo.
    Vado a d aggiungerti subito al mio blog roll.
    Un abbraccio e a presto!
    Lara

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    1. Ciao Lara! Di superlativo questo blog ha solo i titoli a carattere cubitale, però ti ringrazio molto per le belle parole. Sono contenta che tu sia qui :)

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  2. nei film inglesi e americani, anche quelli di guerra girati su un sottomarino, c'è spesso un tizio che cita Shakespeare e che ne conosce molte pagine a memoria! E, proprio come dici tu, l'altro tizio lo ascolta estasiato. La spiegazione è semplice: erano attori di teatro, Shakespeare lo sapevano davvero a memoria.
    :-)
    Io ho fatto lo stesso discorso, ma sulla musica. Ringrazio ancora oggi Stanley Kubrick, è lui che mi ha aperto molte porte, e che mi ha dato dei punti di riferimento. Quando ho visto Odissea nello spazio avevo 14 anni, non sapevo niente di niente, però la musica mi era piaciuta: si va da Ligeti a Johan Strauss, passando per Richard Strauss e Aram Khachaturian...
    Aragon l'ho frequentato poco, tra i surrealisti ce ne sono tanti simpatici (ma non tutti)

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  3. I film hanno veramente un potere meraviglioso. Ma del resto qualunque arte presa nel verso giusto ti dà la possibilità di aprire porte e cancelli su spazi insospettabili. Gli orizzonti kubrickiani musicali fanno andare in un brodo di giuggiole mio padre, per me invece, rimanendo sul tema film/libri, la manna dal cielo è stato Godard. Anzi a volte, in certi suoi film, le allusioni letterarie mi piacciono di più del film.

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  4. Grazie Nocetta che mi illumini. Provvedo, mi procuro il film.

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  5. Ti sei superata. Riesci a mantenere viva l’attenzione anche in un post lungo, e non è cosa da poco.
    Tu pensa, io di Breton e Éluard avevo un ricordo surreale. Una cosa tipo: “Ma che avevano fumato per poter scrivere ‘ste robe?” . E comunque “L’uomo del treno” non l’ho visto ma ricordo che ero stata catturata da quei due tizi diversi ma uguali e ricordo anche che, per una serie di coincidenze, non andai al cinema né, successivamente, ho preso il dvd a noleggio.
    Ora che mi c’hai fatto pensare, però…

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    1. Di solito sono maestra a rispolverare cose di cui nessuno si ricorda, o nozioni utili solo per le definizioni della Settimana Enigmistica, però qualche volta riesco ad essere utile (quest'ultima osservazione è suscettibile di essere rivista dopo che avrai visto il film, ché metti caso non ti dica nulla, va a sapere :D)

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  6. Lo vidi, lo vidi!
    Pdve

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  7. Adesso, siccome sono bravissima e ho capito, vengo a farti i complimenti a "casa" :D

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