Non avete mai letto niente di Oriana? Meglio così.




Oriana.

Oriana bambina.

Oriana che vive la guerra.

Oriana che scrive sui quaderni di scuola.

Oriana che studia.

Oriana che vuole diventare scrittrice.

Oriana che lavora in redazione.

Oriana giornalista.

Oriana innamorata.

Oriana addolorata.

Oriana inviata di guerra.

Oriana che intervista.

Oriana indipendente.

Oriana dipendente dall’amore.

Oriana mamma mancata.

Oriana scomoda.

Oriana internazionale.

Oriana toscana.

Oriana legata alle sue radici.

Oriana conservatrice.

Oriana salamistra.

Oriana indifesa.

Oriana malata.

Oriana.


Oriana è un prisma. Attraversata da qualsiasi evento tocchi anche di sfuggita la sua esistenza, Oriana lo scompone e lo commuta in arcobaleno. I suoi incontri coi potenti della Terra diventano spettacoli teatrali, le scene di guerra di cui è testimone diventano fotografie, i suoi amori si trasformano in quadri, le sue sofferenze si convertono in poesia, la sua malattia scivola nell’azione anziché nell’immobilità.

Questo libro non è per chi già la conosce. È per chi di lei non sa niente, per chi non ha ancora letto un suo libro. Perché se è vero che da una cosa detta o scritta si può risalire alla bellezza di chi l’ha pronunciata, è anche vero, forse di più, che è l’esatto contrario ciò che ci seduce definitivamente. Conoscere la grandezza della vita di una persona e trovarne conferma nelle sue parole, nei suoi gesti, nei suoi discorsi, nei suoi occhi lunghi orlati di matita nera.

La miseria della vanagloriah


Per sentirci in colpa è troppo tardi, per riportarla in vita anche.
Forse l'unica cosa che ci resta da fare è smettere di parlare di lei subito, all'istante.

Pavese nella sua lettera d'addio, chiedeva perdono a tutti e tutti perdonava, ma raccomandava una cosa: "Non fate troppi pettegolezzi".


Ma poi perché preoccuparsi di qualcosa che non l'avrebbe mai toccato da morto? Non lo so, probabilmente perché era una persona seria. Non voleva che si ipotizzasse, che si facesse salotto intorno al suo suicidio, che ci si sentisse in colpa per un dolore di cui solo lui conosceva il vero volto. Non voleva che si aggiungesse la beffa a quel mal di vivere così intenso da far diventare la vita un mestiere.
Ironicamente serio, dissacrava gli afflati del cuore con un'ultima battuta: ammoniva gli amici e chiedeva loro un unico favore, il diritto all'oblio.

Facciamo tesoro di quel monito: tacciamo. Il tempo che ci avanza, usiamolo in altro modo. Alleniamo il rispetto, unico muscolo che avrebbe fatto la differenza. Differenza non sul web, per carità, ultimo anello di un processo incontrovertibile, ma in macchina, una sera neanche tanto lontana, quando un qualsiasi Caino ha gonfiato il petto e ha deciso che al piacere sterile dell'atto intimo senza testimoni, preferiva la vigliaccheria del branco con cui commentare la prodezza al bar.

Lo spettacolo ansimante della piccolezzah e della vanagloriah.




La vera poesia è viaggiare senza muoversi

Sei in pieno centro e sono appena le undici. Troppo presto per tornare a casa. Però stai morendo di caldo. Ti siedi. Cerchi il primo bar a portata di mano e infili la porta. Chiedi una qualsiasi cosa abbia cubetti di ghiaccio in cui sciogliere quella morsa allo stomaco. Siccome sei masochista tiri fuori il cellulare, guardi Facebook e ti soffermi sulle foto dei tuoi amici e delle loro vacanze quasi al termine, quindi concentrazione maggiore di immagini, centrifughe di status abbronzati, bacheche con gli occhiali da sole, video storti ma in costume. Ecco cosa mancava per cementificare quel dolore latente: tutti al mare, tutti in viaggio e tu in città, tutta l’estate. Non ti ricordi manco che odore ha il sale mischiato allo iodio. Sei bianco come una mozzarella e sei depresso. Millanti un atteggiamento filosofico ma dentro vorresti essere tutto tranne che lì, in quel bar, in quella città, in quella posizione e con quei piedi immacolati.


Arriva la tua ordinazione. Hai intenzione di scolartela d’un fiato, magari pensi anche all’opportunità di un breve pianto silenzioso, autocommiserativo certo, eppure salutare. Ma prima devi assolutamente bere, fa troppo caldo.

Accade l’inevitabile: al primo sorso ti tocca alzare lo sguardo.

Ed è subito Montmartre.



Non proprio brevissima storia allegra

Voi non ci crederete, ma ve lo giuro, è andata proprio così: ero lì, davanti al computer, che infilavo la chiavetta usb per scaricarci dentro dei film e zac… era dentro, infilata dal verso giusto al primo colpo. Miracolo nella 34esima strada di Nuoro! Chi l’avrebbe mai detto! Mentre mentalmente ripassavo l’ordine dei parenti e amici cari da informare, pensavo intanto che se mi fossi sbrigata, avrei fatto in tempo a scendere in centro, oltrepassare le transenne della sfilata della Sagra del Redentore e correre lungo tutto il percorso con la chiavetta olimpica ben visibile in mano, doppiando tutti i gruppi in costume e arrivando con consumata eleganza in Piazza S.Maria della Neve, dopo aver fatto gli ultimi venti metri a rallentatore, per permettere agli operatori di Videolina di montare il servizio con la musica di Momenti di gloria in sottofondo. Ma è proprio allora che l’ho visto: in penombra, appoggiato allo stipite della porta. All’inizio l’ho scambiato per il mago Otelma, poi ho capito: il Karma. Aveva occhietti strizzati alla Clint Eastwood e mi guardava con un ghigno soddisfatto. Il maledetto. Capirete anche voi: la situazione richiedeva nervi d’acciaio e sangue freddo. Non so come ho fatto, io così impressionabile e impulsiva… forse il Culo dei Principianti, altro collega parecchio inviso al Karma, tant’è che avevo il piano: con nonchalance mi sono data un colpetto sulla spalla.


- Che c’è?
- Guarda là.
- Là dove?
- Là.
- Non vedo niente.
- Non lì, là.

E mentre guardavo di là, veloce come l’insediamento di un nuovo Consiglio Comunale, sicura di me come una Velina sul banco di Striscia la Notizia, ho sfilato la chiavetta e l’ho reinserita dall’altro lato approfittando della mia distrazione.

Potete immaginare: Il silenzio, il sudore freddo del dubbio, minuti interi di pathos che manco ai provini del Grande Fratello, e poi quel senso di sollievo nell’aria, la nebbia che si dirada: la sensazione salvifica di averla scampata grossa.

Il Karma se n’era andato. Sullo stipite un alone grigio. La Sfiga al suo posto: bella, solare, radiosa, con l’elenco dei santi da tirare giù al prossimo verso sbagliato della chiavetta. Affidabile, sollecita. Chi, come lei?!

- Era tanto che t’aspettavo. 
- Scusami, non mi sono accorta dell’ora: ero alla Sagra del Redentore. Alla sfilata dei Cavalieri.




Istinto di sopravvivenza





Nonostante le brutture del mondo,
nonostante i bagnanti, felici di non essere migranti,
nonostante l'ennesima edizione di Temptation Island,
nonostante la canicola,
nonostante la fatica,
nonostante la D'Urso,
nonostante l'immobilità degli eventi,
nonostante Dacca e l'immobilità dei corpi,
nonostante la mia non-vita,
nonostante voi e nonostante tutto,
non potrò dirmi definitivamente sconfitta, finché troverò un residuo emotivo che mi spinga a comprare queste cose.


135 euro, due libri. Per sfamare gli occhi e portarmi in vantaggio sul tempo che passa, nonostante me.


Qui e qui, i link di Google Immagini dei due libri, Perché Google Immagini? Lo scoprirete guardando. 

Pippe a forma di arancia




Se sei un adulto:

Da leggere nella Giornata Internazionale dei Buoni Sentimenti.
Poi dimenticarsene. Un pot-pourrì di banalità sulla vita e sull'amore. Insomma dài: siamo grandi per 'ste cose. Facciamocene una ragione.

Se sei un adolescente:

Ma sì, potrebbe gettare nuova luce sui tuoi genitori, questi sconosciuti. Potresti sorprenderti più benevolo nei loro confronti. Ma ci arriveresti comunque crescendo, ammesso che il tuo buon senso cresca di pari passo con la cellulite o la pancetta da cassa integrato.

Per gli amanti di Gaarder:

"Il mondo di Sofia" era molto meglio.


I diritti delle minoranze che non fanno paura a nessuno

Non altro faceva Hitchcock se non allargare delicatamente, elegantemente, questo solco "diverso", questo margine di mistero latente in ogni cosa intorno a noi, animata o inanimata. Non coltivava perniciose illusioni di amore e fratellanza universali, di trasparenza totale nei rapporti tra gli uomini, rispettava l'enigma privato di ognuno, il sia pur piccolo lato in ombra. Nel fondo del suo terrore si sentiva l'amore per il gioco parlamentare, per i diritti delle immense minoranze che non fanno paura a nessuno: anche tu, diceva a una tenda, a una chiave, a una donnetta scolorita, anche tu sei ambigua, doppia, elusiva, inquietante...
Il mondo piatto, sicuro, bene oliato, illuminato al neon cui tendono gli utopisti, i burocrati, i materialisti, gli scienziati, i progressisti, non lo interessava; o forse gli faceva paura. Intuiva forse che l'altra faccia di quella radiosa immagine del mondo era ben più terribile e terrorizzante del più nero dei suoi incubi gentili.

Fruttero & Lucentini, "La Stampa", 4 maggio 1980


[L'uomo sbagliato] Alfred Hitchcock, 1956




Quel che rimane

Al netto della storia e della leggenda, quel che rimane è sempre la cara e vecchia debolezza di scoprirsi un essere umano.

[Calamity Jane ~ Lettere alla figlia (1877-1902)]

80 anni di Woody





Nel marzo del 1964, presso il Mr. Kelly's di Chicago, venne registrato il primo monologo di Woody Allen, poi definitivamente inciso col titolo "Private life". 
Inutile dire che le premesse perché oggi, che compie 80 anni, lo ringraziassimo di esserci stato e di esserci ancora, c'erano già tutte ed erano già in abito da Gran Galà.

Dall'ultima volta che ci siamo sentiti ci sono stati, nella mia vita privata, molti mutamenti significativi, di cui stasera possiamo parlare. Per, come dire, valutarli. Ho cambiato casa. Comincio dall'inizio. Prima abitavo nell'East Side, a Manhattan, ma venivo continuamente rapinato, aggredito e sadicamente picchiato nelle gengive. Allora mi sono trasferito in un palazzo di Park Avenue, uno di quei palazzi col portiere in livrea, sorvegliatissimo, costosissimo e magnifico. Ci abitavo da due settimane quando sono stato aggredito dal portiere.
 
Non so cos'altro c'è di nuovo… Ah sì! Dall'ultima volta che ci siamo sentiti sono diventato una Società in Accomandita. L'anno scorso, ebbi difficoltà col fisico. Volevo dedurre dal reddito imponibile la spesa per lo psicanalista, in quanto "cure mediche", ma all'Ufficio Imposte Dirette mi dissero che rientrava sotto la voce "divertimenti". Si arrivò a un compromesso, rubricandola come "contributi religiosi". Quest'anno dunque ho fondato una società. Io ne sono il presidente, mia madre ha la vice presidenza, mio padre ne è il segretario perpetuo, mia nonna il tesoriere. Mio zio è nel Consiglio d'Amministrazione. Si sono coalizzati e hanno cercato di dimissionarmi. Io ho stretto un'alleanza di interessi con lo zio e abbiamo mandato mia nonna in galera.
 
Mi sono iscritto all'università, per laurearmi in filosofia.
Frequentavo corsi di filosofia teoretica, come "Verità e Bellezza" e "Introduzione a Dio", nonché "Propedeutica alla Morte". Fui espulso, alla fine del primo anno, perché sorpreso a copiare all'esame scritto di metafisica. Sbirciavo dentro l'anima del mio compagno di banco. In seguito alla mia espulsione, mia madre - donna molto sensibile - si chiuse in bagno e si fece un'overdose di pedine della dama.

Sono stato in analisi. Questo lo saprete già, sul mio conto. Da giovane, andavo in terapia di gruppo poiché non potevo permettermi una psicanalisi individuale. Fra noialtri nevrotici si disputava un campionato di baseball. Io ero il capitano della squadra dei Paranoici Latenti. Le partite si svolgevano la domenica mattina. Memorabile l'incontro fra Rosicchiatori di Unghie e Piscialletto. Vedere dei nevrotici giocare a baseball è uno spasso. Io, se commettevo un fallo, ero oppresso da sensi di colpa. Inoltre, ho un cugino al quale i miei genitori volevano più bene che a me, da piccoli. E questo mi ha distrutto. Laureatosi a pieni voti, mio cugino si mise a fare l'assicuratore. Si è sposato con una ragazza molto magra e sono andati ad abitare nei sobborghi, dove hanno ogni sorta di status symbols: casa di loro proprietà, automobile, pelliccia di visone, assicurazione contro il furto e l'incendio, assicurazione sulla vita. La moglie ha anche un'assicurazione sull'orgasmo. Se il marito non riesce a soddisfarla sessualmente, la polizza prevede un indennizzo mensile in denaro.
 
Non so cos'altro dirvi sul mio conto. Ho fatto lo scrittore e l'attore.
Scrivevo per la televisione. Per diventare attore frequentai una scuola di recitazione. Come saggio finale demmo Gedeone di Paddy Chayefsky. In Gedeone io facevo la parte di Dio. Mi immedesimai tanto nella parte - secondo i canoni di quella scuola - che la vivevo anche fuori scena. Ero divino. Veramente favoloso. Andavo in giro in doppiopetto blu. Mi spostavo in tassì da un capo all'altro di New York. Davo mance da padreterno, come avrebbe fatto Lui. Una volta litigai con un tale, e lo perdonai. Sul serio. Mi aveva pestato un piede e io gli dissi: "Cresci e moltiplicati!''
 
Ma non mi espressi esattamente così.

La verità, vi prego, sull'amore


Dicono alcuni che amore è un bambino
e alcuni che è un uccello,
alcuni che manda avanti il mondo,
e alcuni che è un’assurdità,
e quando ho domandato al mio vicino,
che aveva tutta l’aria di sapere,
sua moglie si è seccata e ha detto che
non era il caso, no.

Assomiglia a una coppia di pigiami,
o al salame dove non c’è da bere?
Per l’odore può ricordare i lama,
o avrà un profumo consolante?
E’ piangente a toccarlo, come un pruno,
o lieve come morbido piumino?
E’ tagliente o ben liscio lungo gli orli?
La verità, vi prego, sull’amore.

I manuali di storia ce ne parlano
in qualche noticina misteriosa,
ma è un argomento assai comune
a bordo delle navi da crociera;
ho trovato che vi si accenna nelle
cronache dei suicidi,
e l’ho visto persino scribacchiato
sul retro degli orari ferroviari.

Ha il latrato di un alsaziano a dieta,
o il bum-bum di una banda militare?
Si può farne una buona imitazione
su una sega o uno Steinway da concerto?
Quando canta alle feste, è un finimondo?
Apprezzerà soltanto roba classica?
Smetterà se si vuole un po’ di pace?
La verità, vi prego, sull’amore.

Sono andato a guardare nel bersò;
lì non c’era mai stato;
ho esplorato il Tamigi a Maidenhead,
e poi l’aria balsamica di Brighton.

Non so che cosa mi cantasse il merlo,
o che cosa dicesse il tulipano,
ma non era nascosto nel pollaio,
e non era nemmeno sotto il letto.

Sa fare delle smorfie straordinarie?
Sull’altalena soffre di vertigini?
Passerà tutto il suo tempo alle corse,
o strimpellando corde sbrindellate?
Avrà idee personali sul denaro?
E’ un buon patriota o mica tanto?
Ne racconta di allegre, anche se spinte?
La verità, vi prego, sull’amore.

Quando viene, verrà senza avvisare,
proprio mentre mi sto frugando il naso?
Busserà la mattina alla mia porta,
o là sul bus mi pesterà un piede?
Accadrà come quando cambia il tempo?
Sarà cortese o spiccio il suo saluto?
Darà una svolta a tutta la mia vita?
La verità, vi prego, sull’amore.

~ Wystan Hugh Auden